Maria Giovanna Dessì

Maria Giovanna Dessì

Maria Giovanna Dessì è una giornalista pubblicista e project manager. Lavora presso Associazione Casa Emmaus Impresa Sociale dove è la responsabile dell'ufficio comunicazione e progettazione. Esercita l'attività di libera professionista nel campo della formazione.
E' presidente e volontaria dell'Associazione Elda Mazzocchi Scarzella

URL sito web: https://mariagiovannadessi.it/

L'impresa è donna

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Maria Grazia Filigheddu ha 33 anni, ama leggere e scrivere. Fin da piccola inventava storie, voleva diventare una scrittrice.
 
Finite le scuole medie per me non c'erano dubbi dove proseguire gli studi e naturalmente la scelta cadde su un liceo classico. Decisi di iscrivermi così in giurisprudenza a Sassari senza esserne veramente convinta e senza grande entusiasmo. 
 
In quegli stessi anni in realtà iniziava a muovere i primi passi l'azienda agricola della sua famiglia. Suo padre essendo agronomo, pur svolgendo attività come dipendente pubblico, nel 2005 decise di riconvertire a vigneti dei terreni di famiglia adibiti a pascolo. Fin da subito la coinvolse nell'attività.
 
L'idea di progettare qualcosa che fosse un po' mia non mi dispiaceva anche perché più andavo avanti con gli studi e più mi pesava, era una cosa che mi stavo facendo andar bene ma in realtà non mi piaceva.
 
Maria Grazia non rimpiange affatto gli anni universitari perché le hanno permesso di crescere, di assaporare la libertà, il primo distacco vero e proprio dal nido familiare che le ha permesso di conoscere persone nuove, amicizie solide che durano tutt'ora. 
Il primo approccio e l'avvicinamento al ruolo che svolge ora in azienda è stato graduale. All'inizio non si sentiva in grado o all'altezza perché era una cosa totalmente nuova. Ha iniziato a fare alcuni corsi e prendere parte attivamente alle attività con suo padre, si è appassionata giorno dopo giorno.
L'azienda agricola nasce nel 2005 e l'attività principale è quella vitivinicola. Si trova nella Gallura più precisamente ad Arzachena dove il vitigno per eccellenza è il vermentino. Maria Grazia decide di dedicarsi totalmente all'azienda una decina di anni fa quando la famiglia scelse per la prima volta di imbottigliare tutti i vini. Ora si occupa principalmente della rete commerciale e della parte amministrativa/burocratica.
 
Il bello di avere una impresa è sicuramente quello di non essere legata ad orari e che quello che fai è per te, è una cosa tua.
 
L'intuizione del padre è stata quella di continuare e valorizzare quegli stessi terreni di famiglia, per creare un' attività nuova. 
Ritornare alla terra al giorno d'oggi per Maria Grazia è molto importante soprattutto in una terra come la Sardegna che può offrire tanto se si riesce a valorizzarla nel modo giusto. 
 
Il contatto con la natura e poter lavorare all'aperto come nel periodo della vendemmia può sembrare una piccola cosa ma in realtà non ha prezzo.
 
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una presenza femminile sempre più marcata in quei settori, tipo l'agricoltura, tipicamente maschili. La storia di Maria Grazia è un ulteriore prova.
 
Dal mio punto di vista le attività imprenditoriali in cui c'è una donna a comando sono anche quelle vincenti e di successo come d'altronde ci dimostrano anche i fatti.  Il valore aggiunto di essere una donna probabilmente è quello di apportare nuove idee, di creare bellezza.
 
L'attività principale dell'azienda di Maria Grazia è quella vitivinicola anche se non si tralascia la cura del bestiame tutt'ora presente a Palau dove negli ultimi anni hanno deciso di ampliare gli ettari vitati e valorizzare in questo modo quei terreni lasciati in eredità dalla famiglia, riqualificando una stalla per farla diventare una cantina spaziosa e funzionale. Ad oggi l'azienda ha circa 8 ettari di vigna divisi tra Arzachena e Palau, si producono 5 varietà di vini di cui 3 bianchi tutti vermentini, 1 rosato e un rosso. Il vermentino di Gallura è l'unico ad avere la Denominazione di Origine Controllata e Garantita (D.O.C.G.) in tutta la Sardegna.
 
Stiamo portando avanti una ricerca e riscoperta delle varietà di uva rossa autoctone galluresi, con l’obiettivo di produrre un vino che sia espressione del territorio in cui nasce, affiancando al vermentino di Gallura varietà autoctone di uva a bacca rossa come il Caricagiola il Muristellu, il Cagnulari.
Con l'ultima vendemmia, quest'anno  abbiamo ottenuto la certificazione biologica di tutti i nostri vini, ulteriore conferma di quanto la genuinità e qualità del prodotto siano i punti cardine della produzione e l'intervento dell'uomo è veramente marginale. Abbiamo abbracciato un tipo di agricoltura sostenibile, preservando così l’ambiente e il territorio in cui si opera, senza utilizzo di diserbanti in vigna e con l’inerbimento naturale del terreno.  
 
Essendo un' azienda totalmente a conduzione familiare Maria Grazia cerca di mantenere un' alta qualità del prodotto mantenendo una piccola produzione.
La soddisfazione più grande del lavoro per lei è stata ricevere, dapprima, alcuni riconoscimenti a livello regionale come a Nuoro al concorso enologico B'INU in cui tutti e tre i nostri vermentini si sono piazzati bene.
Al Vinitaly, il più importante concorso enologico in Italia, due dei suoi vini il "Décchitu" e il "Vendemmia Tardiva" hanno raggiunto il punteggio massimo nella categoria vini Biologici e questo ci inorgoglisce.
L'ultimo premio che le è stato riconosciuto a Londra al prestigioso Decanter World Wine Awards, uno dei più importanti concorsi internazionali in cui il  vermentino "Caldosa" si è aggiudicato una medaglia di bronzo.
Attualmente l'azienda è presente  in tutto il territorio regionale in particolare del Nord Sardegna e in minima parte a livello nazionale. 
Per il momento Maria Grazia ha deciso di non esportare all'estero per consolidare ancora di più il mercato locale ma sicuramente in futuro sarà una scelta anche obbligata dal momento che il mercato è un po' saturo. Uno dei progetti che Maria Grazia inizierà a breve una rete di enoturismo con degustazioni dei prodotti in vigna a Palau, crocevia di tanti turisti.
 
Mi piacerebbe molto iniziare già dalla prossima primavera ad accogliere i tanti appassionati di vino e della natura, una clientela attenta alle piccole realtà e che si lasci guidare in una visita esperienziale. Mi auguro di continuare a fare sempre meglio, far conoscere i nostri vini di qualità ad un pubblico sempre più ampio e di portare a termine quello che mi sono prefissata.
 
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Sulla Strada dei Ricordi

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Il primo giorno di università per Maria è una continua corsa. Arriva a Sassari da Perfugas da sola, con il cuore in gola. E' emozionatissima, non conosce nessuno. L'aula è piena di studenti, il professore ha già iniziato la presentazione del corso.

Maria non sta ferma un attimo, porta sempre un buffo capello, ha uno stile ricercato, curato, elegante. Protetta da due spalle imponenti plasmate da grandi avventure, riesce ad alternare il lavoro in campagna con la lettura dei grandi classici.

Mentre Maria comincia le prime lezioni, suo fratello prosegue la vita di sempre. Gianmartino ha 29 anni, di mestiere fa l'agricoltore e il pastore. E' il punto di riferimento e la colonna portante della famiglia e gestisce con parsimonia e onestà i frutti del suo lavoro.

E' una fredda giornata di ottobre, la sveglia per Gianmartino suona presto. Le giornate si accorciano ma il lavoro in campagna non diminuisce, bisogna sistemare il raccolto e dissodare la terra per la semina. Improvvisamente il trattore si rovescia e travolge Gianmartino e, con lui, tutta la famiglia. Da quel momento nulla è più come prima, per nessuno.

L'avventura universitaria di Maria inizia, così, in fortissima salita. Alterna le lezioni con le visite all'ospedale, avanti e indietro con il cuore in gola e la speranza al fianco. Il pensiero di aver abbandonato il suo paese, la famiglia e la campagna per l'università le sfiora adesso la mente, fino a diventare un fardello che la spinge a interrompere gli studi.

Gianmartino trascorre cinquanta interminabili giorni in coma per via del trauma cranico. Ma si risveglia e la riabilitazione gli permette di riappropriarsi lentamente della sua nuova vita.

Il rientro a casa, all'indomani delle dimissioni, è difficile perchè Gianmartino non è più l'uomo di due mesi prima e anche quella casa per lui non è più la stessa. Non cammina, non ricorda, necessita di attenzioni costanti da tutti, quelle che prima lui dedicava a tutta la famiglia.

Poco a poco però riprende in parte possesso del corpo e della mente e si scopre che il suo carattere, tradizionalmente burbero, è cambiato. L'esperienza della malattia gli ha donato una maggiore sensibilità d'animo e riesce ad aprirsi agli altri in modo molto più dolce ed immediato.

In questo periodo di cambiamenti continui, repentini, Maria si impone una vita di azione ed ottimismo. Trascorre con Gianmartino intere giornate a ricordare il passato, commentare il presente e progettare il futuro. Spinta dal fratello, decide di frequentare nuovamente l'università, ma non abbandonerà più la sua casa, il suo paese.

L'incidente di Gianmartino apre in Maria la voglia di mettersi al servizio degli altri. Entra così in contatto con l'associazione sarda Traumi Cranici Onlus, prima come socia, poi come volontaria, come segretaria fino a diventare la presidente.

Maria non si sente più sola. Riportare Gianmartino a nuova vita è l'obiettivo e integrarlo nuovamente nel tessuto sociale è la sfida. Così, quando l'associazione organizza dei corsi di recitazione lo spinge a partecipare.

Gianmartino riprende a comunicare, recita, lavora. Dal coma alla riabilitazione è riuscito ad aggrapparsi ad un filo che giorno dopo giorno mette nuove radici e crea nuova esistenza e tesse nuovi ricordi.

Maria dopo tanti sacrifici è riuscita a laurearsi e ora lavora come piccola imprenditrice organizzando eventi in tutta la Sardegna. Gianmartino ha oggi 47 anni, trascorre le giornate con un nuovo ritmo, dettato dalla sua nipotina e dall'associazione, dove ora è un attivo volontario. La sua storia continua a risuonare dentro e fuori le aule per sensibilizzare studenti e cittadini alle celebrolesioni acquisite, nella speranza che la sua voce non resti inascoltata.

CONTATTI

Maria Deiana:
cellulare/Whastapp – 340 3585736

mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
PEC: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Sito web:www.sardatraumicranicionlus.it

INFO ASSOCIAZIONE. L’Associazione Sarda Traumi Cranici Onlus – ASTCO è un’associazione senza fine di lucro, operativa sul tutto il territorio regionale, con sede legale in Alghero. L’ASTCO è stata fondata da un gruppo di operatori sanitari e di familiari, con l’obiettivo di sviluppare ogni azione idonea ad agevolare l’informazione, il sostegno, il reinserimento sociale di persone affette da lesioni celebrali post traumatiche o acquisite, si propone inoltre di favorire e promuovere indagini, studi attività culturali e sociali sul tema. L’associazione fa parte della Federazione Nazionale Associazioni Trauma Cranico.

 

 

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La passione nelle mani

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Oggi ho scelto di intervistare Nicola Fonnesu, 18 anni di Domusnovas, tornato dal Mondiale del Panettone svolto a Roma con una medaglia d'argento.

La notizia potrebbe già essere questa, ma non è solo questa.

Nicola porta con se tanti messaggi positivi, che lo rendono un vero esempio per i suoi coetanei, non solo per la pasticceria. Terzo di quattro figli, con la passione per l'arrampicata e la speleologia, approda all'Istituto Alberghiero dopo un anno al minerario.

"Ho capito che avevo sbagliato la scuola afferma, grazie a mia madre ho scelto inseguito di cambiare istituto e da quel momento è cambiato tutto".

Dall'errore al successo, la consapevolezza dello sbaglio e la volontà di trasformarlo in apprendimento. Nicola ci tiene a farmi sapere che il lievito utilizzato per il panettone vincente arriva da quello che mia madre aveva donato alla sua per iniziare a fare il pane. Un lievito che non muore, ma che si rigenera, sotto forma di amore e passione.

Nicola parla del suo maestro Pasquale Franzese con una dedizione e un rispetto che difficilmente emerge oggi nei racconti degli studenti e delle famiglie. Un maestro, non solo un professore, al quale deve tanto e che da subito ha notato in lui un talento e una passione da coltivare. Nicola vuole che il suo maestro venga nominato, ci tiene tanto. Lui è anche la prima persona che ha chiamato quando ha saputo della vittoria.

 I miei genitori mi hanno appoggiato nella scelta di questo istituto. Grazie poi all'apertura  dell'attività in famiglia ho avuto la possibilità di usare il laboratorio per fare le prove dolciarie. Mia mamma ha sempre fatto i dolci e capitava che l'aiutassi.

Nicola non è nuovo a queste esperienze. L'anno scorso a Napoli con un suo compagno aveva vinto un altro premio al concorso nazionale degli Istituti Alberghieri. Oggi porta a casa una medaglia d'argento, arrivando secondo e superando 300 candidati provenienti da tutto il mondo con un bel panettone che è stato realizzato nel suo laboratorio e poi spedito. Sono cinque i giurati che hanno decretato il suo successo.

 Consiglio ai giovani di iscriversi nella mia scuola perché ci sono docenti eccezionali ed è dotata di laboratori adeguati e offre tante opportunità di crescita e lavoro. In alternativa se non si vuole studiare consiglio di iniziare a lavorare appena è possibile , non guardare il guadagno, ma ascoltare e apprendere dal proprio maestro il mestiere.

Nell'agenda di Nicola il prossimo mondiale per i grandi lievitati e altri corsi di perfezionamento. Per il momento invita tutti ad Iglesias, che sarà la sede del campionato nazionale di pasticceria tra gli istituti alberghieri nel mese di maggio 2021.

 

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Alla ricerca delle storie perdute

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Come nasce la passione per il passato e la memoria storica? Quali strumenti e fonti possono aiutarci a scoprire le storie e le vicissitudini dei nostri avi? Ho deciso di chiederlo a Grazia Villassanta, presidente dell'Associazione Circhiola.

"Sono sempre stata curiosa di sapere, di conoscere il mondo che mi circonda, la storie delle genti. Da bambina chiedevo sempre ai nonni, ai genitori di parlarmi di ”tanto tempo fa”. Leggevo tantissimo e di tutto: fumetti, libri, riviste addirittura enciclopedie… Poi per esigenze scolastiche (volevo e dovevo perfezionare il mio inglese e la mia lingua preferita, il francese) ho iniziato a viaggiare, soprattutto in Francia (Parigi, Normandia, Nizza) poi cogliendo l’occasione di andare a trovare una mia amica a Berlino, dopo 15 giorni di vacanza, ho deciso che era il caso di restare lì, volevo imparare il tedesco e fare nuove esperienze lavorative. Ho fatto diversi lavori, dalla dog sitter alla stiratrice, ho tinteggiato appartamenti, segretaria in una agenzia turistica, a quei tempi in Germania pagavano bene, ma il mio lavoro più stabile è stato quello di commessa in super market con mansioni di responsabilità e regolare contratto. Sono stata anche volontaria nei centri di accoglienza per i richiedenti asilo, già allora (parlo di fine anni ’80) c’erano tanti profughi dal Kurdistan e dal centro Africa, io badavo i bambini delle donne che prendevano lezioni di tedesco. E’ stata una bellissima esperienza. A Berlino ho vissuto 4 anni, con una parentesi di quasi un semestre in Grecia come ragazza alla pari. Il lavoro stabile, l’appartamento tutto mio, l’indipendenza economica acquisita però non mi bastava, mancava qualcosa alla mia vita. La Sardegna mi richiamava e l’incontro con il mio futuro marito è stato decisivo per il mio rientro."

Grazia mi racconta che la sua passione inizia 15 anni fa, quando ha iniziato con la digitalizzazione delle antiche foto di famiglia, alle quali voleva dare una didascalia che raccontasse un po' la storia per non perdere la memoria di quegli attimi di vita immortalati nello scatto. Così con l'aiuto di sua madre ha dato nome e data a quei volti ritratti. Senza accorgersene iniziava così il suo primo albero genealogico. Sono tante le storie e le curiosità che Grazia ha scoperto in questi anni.

"Quando ero alle prese con le ricerche della morte di mia trisnonna, non trovavo nessuna documentazione che mi confermasse quello che mia nonna mi raccontava da piccola, ossia il fatto che la sua nonna fosse stata uccisa dai banditi. Volevo finalmente sapere come era andata veramente. Le ricerche in archivio non davano frutto fino a quando, aiutata dalla carissima dottoressa Licia Meloni direttrice dell'Archivio Diocesano di Iglesias abbiamo consultato l'archivio de L'Unione Sarda e all'improvviso fu tutto chiaro. Trovammo l'articolo di stampa dove si riportava dell'uccisione di due donne durante una rapina, era il 1893 e una di quelle donne era mia trisnonna.  Ricordo che piansi nel leggere l'articolo." 

Grazia mi racconta che il primo passo da fare per iniziare una ricerca è chiedere in famiglia, ogni ricordo può essere utile: nomi, cognomi, date anche se non precise, ma servono ad individuare il periodo storico, soprannomi, luoghi. Una volta ricostruito il passato recente ci sono due vie: l'anagrafe cittadina con annesso l'archivio storico comunale e/o l’archivio diocesano. L'anagrafe cittadina, essendo istituita soltanto attorno al 1860 con l'Unità d'Italia, limita però la ricerca a quegli anni (a Domusnovas si può tornare indietro fino al 1866). Se si sceglie di continuare la ricerca nel archivio diocesano si può tornare indietro fino al 1645 anno di nascita della parrocchia Santa Maria Assunta. Anche di questo lontano periodo Grazia è riuscita a ricostruire, alcune delle più antiche genealogie Domusnovesi. 

Grazia è stata protagonista della presentazione dell'inaugurazione dei lavori del Giardino Possibile di Domusnovas, in quell'occasione ha fatto anche una bellissima presentazione della storia dell'area.

"Era ed è la piazza che più amo a Domusnovas. Spulciando la documentazione reperita presso l'ufficio tecnico del comune e confrontandola con i vecchi mappali catastali ottocenteschi ho immaginato le trasformazioni susseguitesi nel tempo in quelli che un tempo erano campi di grano, orzo, avena con i contadini che vi lavoravano, i rumori, le voci, i profumi. Dare un volto, un nome e ai proprietari dei terreni, sentire il racconto della moglie dell’ultimo contadino che ha lavorato in quei campi è stato emozionante. Altrettanto impressionante è stato vedere le vecchie foto aeree degli anni '40-'50 del 1900 e confrontarle con quelle odierne. Il paese cresceva velocemente, le nuove abitazioni, le strade avanzavano; gli spazi comuni come gli impianti sportivi e la piazza che nascevano sovrapponendosi ad antichi sentieri. Penso sia stato un bene che, infine, quella piazza sia rimasta così, quasi come un campo incolto, col vecchio rudere che rappresenta il passato contadino di Domusnovas, ma soprattutto, sono felice che siano rimaste quelle poche, vetuste querce testimoni di tempi lontani."

A lei che ha uno sguardo privilegiato sulla storia di Domusnovas ho chiesto per terminare l'intervista quali aspetti del nostro passato possiamo e dobbiamo valorizzare e portare nel nostro futuro.

"La storia mineraria del nostro paese è immensa, ognuno di noi ha nel suo albero genealogico un antenato minatore, anche io che fino a vent'anni fa sapevo di essere discendente di "buttegheris" ho scoperto di avere avi minatori. Noi Domusnovesi dovremmo imparare a conoscere meglio il passato di un lavoro in galleria. Anche la tradizione contadina (purtroppo quasi del tutto abbandonata) è stata fondamentale. Non dimentichiamo che avevamo giardini e orti nominati dai grandi viaggiatori del Ottocento, decine di mulini idraulici lavoravano giorno e notte per macinare i cereali del paese e del circondario, Le nostre antenate erano bravissime a fare il pane, e per fortuna i loro segreti e le loro conoscenze sono arrivate a qualcuna di noi. E tessevano... le donne domusnovesi tessevano e cucivano, a centinaia, i sacchi di tela per trasportare i cereali, ricamandoci sopra, in rosso scarlatto, le iniziali delle famiglie dei “messaius”.Ciascuno di noi custodisce nella propria famiglia grandi tesori: le vite vissute dei propri padri e nonni, bisogna saper cogliere il meglio dalle loro esperienze. Mia suocera, fonte inesauribile di aneddoti e informazioni, raccontava che da bambina andava a far compagnia alla nonna, che era poverissima, spesso restava a dormire e le portava piccoli doni: una candela, una presa di tabacco da fiuto. Una volta cresciuta faceva il pane con le donne del vicinato e lo si cuoceva in un forno messo a disposizione per tutte. Per quanto mi riguarda a Domusnovas si dovrebbe recuperare il senso di comunità vero e proprio, una comunità solidale, dove i valori, le fatiche, le difficoltà vengono condivise, come un tempo."

 

 

 

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