Studiare per scrivere un futuro migliore

Studiare è un modo per guardare avanti, sperare in un futuro migliore.

 
 
Wissam è arrivato in Italia grazie ad un progetto innovativo, ideato e finanziato da Casa Emmaus, su idea della presidente Giovanna Grillo, in collaborazione con l'ambasciata di Damasco, nella persona di Elia Caporossi e l'Università di Cagliari.
Arrivato con un permesso da studente Wissam, ha terminato a Cagliari gli studi economici universitari iniziati in Siria.
Attualmente lavora a Casa Emmaus, dove è un mediatore culturale, e vive a Iglesias, la sua nuova casa.
Ho pensato di intervistare Wissam, che vediamo nella foto con la sua compagna di Iglesias, per raccontare questo bel progetto che ha permesso a 10 studenti di arrivare in sicurezza in Italia
 
 
Come hai saputo dell'opportunità offerta dal progetto di Casa Emmaus?
L'ho saputo da un gruppo di monaci del monastero di Mar Mousa nella mia città, che si chiama Alnabek.
 
Cosa pensavi mentre con l'aereo arrivavi in Italia?
In verità le mie idee erano molto vaghe e confuse, pensavo a quello che mi ero lasciato dietro e a quello che avrei dovuto affrontare una volta arrivato.
 
Hai saputo subito che saresti venuto in Sardegna?
Sì, sapevo che avrei continuato a studiare all'università di Cagliari.
 
Come ricordi il giorno del tuo arrivo in Sardegna? Quali immagini e sensazioni sono stampate nei tuoi ricordi?
Lo ricordo come l'inizio di una nuova vita.
 
Sei arrivato da solo o con i tuoi amici?
Sono arrivato con un amico, che adesso abita a Cagliari.
 
Come è stato il passaggio dall'Università Siriana a quella di Cagliari?
Per quanto riguarda i documenti e tutta la burocrazia necessaria è stato abbastanza facile, soprattutto grazie all'aiuto che ho avuto sia dall'Università di Cagliari sia da Casa Emmaus. Ambientarmi invece è stato più complicato, non era facile comunicare con i professori né con i colleghi.
 
Senti ancora i tuoi ex colleghi dell'università in Siria? Cosa raccontano?
Certo, li sento ogni tanto. Mi raccontano le difficoltà della situazione, come la mancanza di strumenti ma anche di professori, molti dei quali fuggiti durante la guerra.
 
Come ti trovi a Iglesias e cosa sogni per il tuo futuro? 
Mi trovo bene, in particolare dopo che ho trovato un lavoro e una casa.
Per il futuro non ho ancora le idee chiare, ma spero di continuare gli studi e di rendere ancora più stabile la mia vita.
 
Ci racconti il giorno della tua laurea?
È stata bellissimo. Dopo una strada lunga e non facile ho potuto vedere il frutto di tutte le difficoltà che ho affrontato. Mi ha fatto proprio dimenticare tutta la fatica fatta e mi ha dato una spinta molto forte per andare ancora avanti.
 
Cosa consiglieresti ad un tuo coetaneo Afghano che si trova nella tua stessa situazione?
Per prima cosa, di avere sempre fiducia in sé stesso e di pensare che le cose andranno meglio, con un po' di pazienza. E poi, gli consiglierei di imparare al più presto la lingua, che è fondamentale per andare avanti e integrarsi.
 
 
Ultima modifica il Domenica, 10 Ottobre 2021 08:53
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