Sulle ruote della libertà

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Nella spiagga di porto Pino in Sardegna non ci sono ancora gli ombrelloni. Non l' avevo mai vista così ed è stata una piacevole sorpresa.

Ferme sulla riva ci sono invece le barche, arrivate al capolinea dopo il viaggio di sola andata partito dall'Algeria. Le alghe e la sabbia le sovrastano, facendoci scorgere oramai solo alcuni lati, come fossero lì da sempre. Barche che raccontano storie di speranza, come quella di Papeomar, ragazzo senegalese di 29 anni, che quel viaggio lo ricorda ancora bene.

"Sono partito dal Senegal per venire in Italia, era questo il mio obiettivo. Ho preso un aereo fino al Marocco e poi ho raggiunto l'Algeria e dopo la Libia. Qui ho vissuto due mesi in carcere, una brutta esperienza che non si può raccontare. Al porto di Cagliari ho incontrato Giorgio e Asmaa, due operatori di Casa Emmaus, un'associazione dove ho vissuto fino a pochi mesi fa" in questa comunità di Iglesias Papeomar ha fatto un bellissimo percorso. Ha studiato l'Italiano, partecipato attivamente a tutte le attività proposte e terminato con successo un di tirocinio. Sono tante le persone che hanno potuto apprezzare le sue doti artistiche che gli permettevano di dipingere con grande facilità e senza l'utilizzo di particolari strumenti, forme geometriche perfette sulle pareti e sui soffitti. Su tante case di Iglesias si possono, infatti, ammirare le sue opere.

Pameomar, nonostante avesse ancora diritto all'accoglienza a Casa Emmaus, alcuni mesi fa ha deciso di cercare un lavoro tutto suo. Si è rivolto alle agenzie interinali e dopo poco ha trovato un'occasione come operaio a Brescia. Qui si trova bene, “ma nessun luogo è come la Sardegna”, mi confida.

Non so quale fosse e quale sia tutt'ora il guadagno di Papeomar. So però che dal primo momento in cui è arrivato in Italia ha lavorato per sé e per la sua famiglia, la mamma e i fratelli. Grazie ai suoi sacrifici la casa in Senegal ora ha un nuovo piano e il fratello minore riesce a frequentare la scuola.

L'aspetto che mi ha colpito maggiormente riguarda un motorino che ha inviato al fratello maggiore, costruito con vari pezzi trovati presso sfasciacarrozze o regalati. Mezzo di trasporto che attraverso un container è arrivato, smontato, in Senegal. “Inviarlo pronto - racconta- sarebbe stato pericoloso”.

Papeomaer è riuscito a ricostruirsi una vita, tenendo ben saldo il filo con la sua terra e la sua famiglia. Lo ha fatto grazie al supporto di operatori che gli hanno voluto bene e che lo hanno supportato, ma soprattutto grazie alla sua forza di volontà.

Mi piace immaginare il motorino per le strade di Dakar e pensare che da tanti pezzi oramai in disuso e senza più una funzione sia nata una nuova scintilla. Mi piace pensare che cosi come il motorino, che prosegue ora il suo nuovo viaggio in Senegal, ognuno di noi possa costruire e ricostruire la propria vita continuamente, proprio come ha fatto Papeomar.

Ultima modifica il Mercoledì, 27 Maggio 2020 12:55
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