Alla ricerca delle storie perdute

Come nasce la passione per il passato e la memoria storica? Quali strumenti e fonti possono aiutarci a scoprire le storie e le vicissitudini dei nostri avi? Ho deciso di chiederlo a Grazia Villassanta, presidente dell'Associazione Circhiola.

"Sono sempre stata curiosa di sapere, di conoscere il mondo che mi circonda, la storie delle genti. Da bambina chiedevo sempre ai nonni, ai genitori di parlarmi di ”tanto tempo fa”. Leggevo tantissimo e di tutto: fumetti, libri, riviste addirittura enciclopedie… Poi per esigenze scolastiche (volevo e dovevo perfezionare il mio inglese e la mia lingua preferita, il francese) ho iniziato a viaggiare, soprattutto in Francia (Parigi, Normandia, Nizza) poi cogliendo l’occasione di andare a trovare una mia amica a Berlino, dopo 15 giorni di vacanza, ho deciso che era il caso di restare lì, volevo imparare il tedesco e fare nuove esperienze lavorative. Ho fatto diversi lavori, dalla dog sitter alla stiratrice, ho tinteggiato appartamenti, segretaria in una agenzia turistica, a quei tempi in Germania pagavano bene, ma il mio lavoro più stabile è stato quello di commessa in super market con mansioni di responsabilità e regolare contratto. Sono stata anche volontaria nei centri di accoglienza per i richiedenti asilo, già allora (parlo di fine anni ’80) c’erano tanti profughi dal Kurdistan e dal centro Africa, io badavo i bambini delle donne che prendevano lezioni di tedesco. E’ stata una bellissima esperienza. A Berlino ho vissuto 4 anni, con una parentesi di quasi un semestre in Grecia come ragazza alla pari. Il lavoro stabile, l’appartamento tutto mio, l’indipendenza economica acquisita però non mi bastava, mancava qualcosa alla mia vita. La Sardegna mi richiamava e l’incontro con il mio futuro marito è stato decisivo per il mio rientro."

Grazia mi racconta che la sua passione inizia 15 anni fa, quando ha iniziato con la digitalizzazione delle antiche foto di famiglia, alle quali voleva dare una didascalia che raccontasse un po' la storia per non perdere la memoria di quegli attimi di vita immortalati nello scatto. Così con l'aiuto di sua madre ha dato nome e data a quei volti ritratti. Senza accorgersene iniziava così il suo primo albero genealogico. Sono tante le storie e le curiosità che Grazia ha scoperto in questi anni.

"Quando ero alle prese con le ricerche della morte di mia trisnonna, non trovavo nessuna documentazione che mi confermasse quello che mia nonna mi raccontava da piccola, ossia il fatto che la sua nonna fosse stata uccisa dai banditi. Volevo finalmente sapere come era andata veramente. Le ricerche in archivio non davano frutto fino a quando, aiutata dalla carissima dottoressa Licia Meloni direttrice dell'Archivio Diocesano di Iglesias abbiamo consultato l'archivio de L'Unione Sarda e all'improvviso fu tutto chiaro. Trovammo l'articolo di stampa dove si riportava dell'uccisione di due donne durante una rapina, era il 1893 e una di quelle donne era mia trisnonna.  Ricordo che piansi nel leggere l'articolo." 

Grazia mi racconta che il primo passo da fare per iniziare una ricerca è chiedere in famiglia, ogni ricordo può essere utile: nomi, cognomi, date anche se non precise, ma servono ad individuare il periodo storico, soprannomi, luoghi. Una volta ricostruito il passato recente ci sono due vie: l'anagrafe cittadina con annesso l'archivio storico comunale e/o l’archivio diocesano. L'anagrafe cittadina, essendo istituita soltanto attorno al 1860 con l'Unità d'Italia, limita però la ricerca a quegli anni (a Domusnovas si può tornare indietro fino al 1866). Se si sceglie di continuare la ricerca nel archivio diocesano si può tornare indietro fino al 1645 anno di nascita della parrocchia Santa Maria Assunta. Anche di questo lontano periodo Grazia è riuscita a ricostruire, alcune delle più antiche genealogie Domusnovesi. 

Grazia è stata protagonista della presentazione dell'inaugurazione dei lavori del Giardino Possibile di Domusnovas, in quell'occasione ha fatto anche una bellissima presentazione della storia dell'area.

"Era ed è la piazza che più amo a Domusnovas. Spulciando la documentazione reperita presso l'ufficio tecnico del comune e confrontandola con i vecchi mappali catastali ottocenteschi ho immaginato le trasformazioni susseguitesi nel tempo in quelli che un tempo erano campi di grano, orzo, avena con i contadini che vi lavoravano, i rumori, le voci, i profumi. Dare un volto, un nome e ai proprietari dei terreni, sentire il racconto della moglie dell’ultimo contadino che ha lavorato in quei campi è stato emozionante. Altrettanto impressionante è stato vedere le vecchie foto aeree degli anni '40-'50 del 1900 e confrontarle con quelle odierne. Il paese cresceva velocemente, le nuove abitazioni, le strade avanzavano; gli spazi comuni come gli impianti sportivi e la piazza che nascevano sovrapponendosi ad antichi sentieri. Penso sia stato un bene che, infine, quella piazza sia rimasta così, quasi come un campo incolto, col vecchio rudere che rappresenta il passato contadino di Domusnovas, ma soprattutto, sono felice che siano rimaste quelle poche, vetuste querce testimoni di tempi lontani."

A lei che ha uno sguardo privilegiato sulla storia di Domusnovas ho chiesto per terminare l'intervista quali aspetti del nostro passato possiamo e dobbiamo valorizzare e portare nel nostro futuro.

"La storia mineraria del nostro paese è immensa, ognuno di noi ha nel suo albero genealogico un antenato minatore, anche io che fino a vent'anni fa sapevo di essere discendente di "buttegheris" ho scoperto di avere avi minatori. Noi Domusnovesi dovremmo imparare a conoscere meglio il passato di un lavoro in galleria. Anche la tradizione contadina (purtroppo quasi del tutto abbandonata) è stata fondamentale. Non dimentichiamo che avevamo giardini e orti nominati dai grandi viaggiatori del Ottocento, decine di mulini idraulici lavoravano giorno e notte per macinare i cereali del paese e del circondario, Le nostre antenate erano bravissime a fare il pane, e per fortuna i loro segreti e le loro conoscenze sono arrivate a qualcuna di noi. E tessevano... le donne domusnovesi tessevano e cucivano, a centinaia, i sacchi di tela per trasportare i cereali, ricamandoci sopra, in rosso scarlatto, le iniziali delle famiglie dei “messaius”.Ciascuno di noi custodisce nella propria famiglia grandi tesori: le vite vissute dei propri padri e nonni, bisogna saper cogliere il meglio dalle loro esperienze. Mia suocera, fonte inesauribile di aneddoti e informazioni, raccontava che da bambina andava a far compagnia alla nonna, che era poverissima, spesso restava a dormire e le portava piccoli doni: una candela, una presa di tabacco da fiuto. Una volta cresciuta faceva il pane con le donne del vicinato e lo si cuoceva in un forno messo a disposizione per tutte. Per quanto mi riguarda a Domusnovas si dovrebbe recuperare il senso di comunità vero e proprio, una comunità solidale, dove i valori, le fatiche, le difficoltà vengono condivise, come un tempo."

 

 

 

Ultima modifica il Domenica, 11 Ottobre 2020 19:57
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